Mobbing Coniugale

mobbing coniugaleSe il termine mobbing viene spesso usato per indicare il comportamento ostile, vessatorio e denigratorio del datore di lavoro nei confronti del dipendente, anche nelle famiglie possono ravvisarsi situazioni di questo tipo. A riguardo si parla di “mobbing familiare o coniugale” nei casi in cui un coniuge pone comportamenti coercitivi e persecutori nei confronti dell’altro.

Come può riconoscersi il mobbing familiare?

Sotto un profilo comportamentale, il più delle volte il mobbing familiare può manifestarsi attraverso:

  1. silenzi
  2. umiliazioni
  3. offese
  4. indifferenza
  5. sopraffazione

L’obiettivo del coniuge “mobbizzatore” è di distruggere psicologicamente l’altro coniuge annientandone l’autostima e la forza di reazione.

Quali sono le caratteristiche del coniuge “mobbizzatore”?

Di norma assume atteggiamenti subdoli, sottili, che procurano danni – anche rilevanti – sulla sfera psichica della vittima. Così, il coniuge maltrattato arriva a presentare problematiche di salute (per esempio: depressione, ansia, disturbi neurovegetativi) che distruggono lentamente la sua autostima, spingendola, in alcuni casi, a gesti estremi come il suicidio o a fenomeni di autolesionismo.

Esiste una legge che disciplina il “mobbing familiare”?

Non esiste una legge che definisca e sanzioni il “mobbing familiare”, divenendo quest’ultima più una definizione sociale che non giuridica. Tuttavia, ciò non significa che non vi siano forme di tutela e, soprattutto, di sanzioni. Anzi, anche le aule di tribunali ne hanno preso coscienza . La Corte di Appello di Torino ad esempio ha riassunto con il termine mobbing i comportamenti e le azioni che violano il principio di uguaglianza morale e giuridica che un marito aveva messo in atto nei confronti della moglie addebitando al marito la separazione. Egli aveva offeso ripetutamente la moglie, anche sul piano estetico, in privato ed in pubblico, facendole pesare le modeste condizioni della famiglia d’origine e, in più occasioni, l’aveva invitata ad andarsene da casa.

Il coniuge che ha subito tali maltrattamenti psicologici può chiedere, in una causa di tipo “civile”, il risarcimento dei danni.

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