Comunicazioni metropolitane: i graffiti

Nella parola graffiti emergono due significati apparentemente in contrasto tra loro: quello dell’eternità del disegno che rimane nel tempo, ricordiamo i graffiti preistorici, e quello della provvisorietà  dell’opera, veloce e sottoposta alle intemperie del tempo.

Negli ultimi venti/trenta anni i graffiti hanno conquistato la ribalta mediatica e l’interesse degli studiosi delle scienze psicosociali ma anche dei creativi della pubblicità che intuendone la valenza comunicativa, li hanno sfruttati mutuando immagini e scritte. I graffiti non graffiano i muri ma l’attenzione e i sensi di chi li guarda seppure in maniera sfuggevole.

Graffiti: solo espressioni artistiche o atti vandalici?

Non è così facile rispondere a questa domanda perché la scelta rimanda a due opzioni troppo ristrette per tentare di riuscire a spiegare un fenomeno così complesso come quello dei graffiti. Se vogliamo cercare di dare una interpretazione psicologica dobbiamo tenere a mente due elementi fondamentali: l’ evoluzione adolescenziale e i diversi tipi di graffiti.

Il  passaggio dall’adolescenza all’età adulta è lungo e difficile e spesso i ragazzi hanno l’impressione che nessuno li ascolti, li possa capire. In questo periodo, in cui l’identità è in formazione, iniziano a sentire l’esigenza di riflettere sulla propria immagine e di comunicarla agli altri. Tanti sono gli ambiti in cui questo percorso si compie: familiare, scolastico, ricreativo, sportivo etc  ma tutti hanno un elemento in comune: il gruppo. Esso diviene il luogo privilegiato in cui confrontarsi con i coetanei che rappresentano un riferimento per valutare, al di fuori del controllo degli adulti, il comportamento e le scelte. Nel periodo adolescenziale, l’amicizia, il consenso dei coetanei, il bisogno di essere accettati sono fondamentali. Appartenere quindi ad un gruppo, come quello dei writer da cui sentirsi protetti e spalleggiati, rappresenta un supporto per affrontare i problemi della crescita.

E quali sono i diversi tipi di graffiti?

Dobbiamo distinguere tra i graffiti e i tag: i primi sono forma di espressione tramite immagini più o meno complesse mentre i secondi sono segni o firme eseguiti velocemente con un colpo di spray.

Ci sono “regole” che guidano il comportamento dei writer?

Si, ogni ragazzo o ragazza che entra a far parte di un gruppo di writer assume un nuovo nome e si impegna a diffonderlo scrivendolo in tutti i luoghi più visibili per essere riconosciuto e segnare il territorio. Crea, inoltre,  uno proprio stile che gli permette di emergere e differenziarsi dagli altri mantenendo un costante impegno nella continua ricerca di soluzioni originali. E’ importante, poi, rispettare l’arte degli altri; ciò significa non coprire o danneggiare il lavoro altrui. Se questo dovesse succedere potrebbe essere motivo di scontro fra gruppi di writer.

Omologazione ma anche differenziazione, pareti come specchio di una identità in divenire ma allora che senso ha lasciare una firma su un muro, magari appena dipinto?

Chi mette la sua firma su un muro magari appena dipinto oppure su un monumento, una vetrina, spesso non merita la stima dei veri writer. E’ però un modo per dire: “io ci sono, esisto, sono passato da qui e ho lasciato un segno che mi farà ricordare e riconoscere”. Una inequivocabile richiesta di attenzione! Oltre al “popolo dei firmatori” dobbiamo anche ricordare i cosiddetti “poeti dei muri” cioè coloro che scrivono frasi d’amore sotto le case delle ragazze di cui sono innamorati o nei luoghi da loro frequentati. Questa manifestazione nasce probabilmente da una voglia travolgente, esplosiva di gridare al mondo i propri sentimenti, per scaricare le sensazioni, le emozioni, le paure o per vincere la timidezza di dire le stesse cose faccia a faccia. Una urgenza che non può o non vuole aspettare. La sostanziale differenza con i writer sta nel fine: i writer non sono vandali imbrattatori, cercano l’abbellimento estetico di zone degradate o la comunicazione di messaggi di protesta; i “poeti dei muri” non si curano della bellezza del prodotto perché la loro è solo una forma di comunicazione fine a se stessa, l’espressione di un bisogno di lasciare una traccia di se.

Le frasi d’amore potrebbero sembrare un gesto romantico, magari da alcune anche apprezzato, le firme segnalano il bisogno di esserci ma perché scrivere proprio sui muri?

Si “può” scrivere sui muri per tanti motivi diversi: per alleviare le tensioni, per raccontarsi, per sfidare le regole. Non c’è dubbio che nelle firme e nelle scritte sulle pareti ci sia un segnale di difficoltà nell’espressione attraverso i comuni mezzi di comunicazione. Dalle scritte si evince la necessità interiore di raccontarsi, di manifestarsi, di rendere pubblica la propria la storia interna. Attraverso le bombolette a spray si esteriorizzano stati d’animo come la rabbia, la confusione, la trasgressione ma anche la felicità e l’amore corrisposto o meno. Queste scritte ci segnalano la volontà dell’autore di raccontare parte dei propri vissuti, di lasciare che sia un muro, una parete a mostrare i suoi sentimenti. Forse, gli adulti, talvolta sono troppo presi dai numerosi impegni per accorgersi dei singoli stati d’animo dei ragazzi che sentono il bisogno di esprimersi, farsi notare, sfogare le paure e le insicurezze. Vogliono far parte di una comunità, di un gruppo che li protegga e dia loro  la possibilità di sentirsi qualcun altro: un nome nuovo è come una identità nuova. Non dimentichiamo, infine, che talvolta la scritta su uno spazio particolare o pericoloso o esposto a controlli diventa il segno tangibile del coraggio, sconosciuto ai più ma non ai writer.

Potremmo concludere affermando che i graffiti sono simboli sia di movimenti artistici sia di relazioni che interessano i loro autori.

Non si rischia così di essere un po’ troppo buoni con questi adolescenti?

Credo che si possa sostenere, senza essere buonisti, che il graffito possa aiutare un adolescente timido ma che si debba fortemente precisare che non si può e non si deve farlo a seconda delle sue comodità. Ritengo perciò che destinare un’area regolamentata ai graffiti non sia una proposta bislacca da fare ai comuni.

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