L’influenza del pregiudizio nell’obesità

obesità e pregiudizio 3Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (2011), l’obesità colpisce circa il 10% degli italiani adulti, e circa il 12% dei bambini. Le persone sovrappeso o obese sono una delle categorie sociali più colpite da discriminazioni, pregiudizi e stereotipi.  I pregiudizi negativi derivano dal fatto che comunemente si crede che il comportamento alimentare (e il conseguente peso della persona) sia totalmente sotto il nostro controllo e che, di conseguenza, se si è grassi è colpa della persona stessa. Purtroppo l’aumento di peso non dipende solo dalla nostra volontà ma anche da fattori genetici, sociali e psicologici.

Le discriminazioni e le critiche sul peso possono condurre a diversi esiti negativi per la salute psico-fisica, per le relazioni interpersonali e affettive e per la condizione socio-economica. In particolare possono portare gravi conseguenze nel benessere psicologico come ansia, depressione, ritiro sociale, bassa autostima e nei casi più gravi suicidio. Questi pregiudizi sono talmente radicati nella società che favoriscono l’internalizzazione di un modello di corpo eccessivamente magro che specialmente durante l’adolescenza, può determinare una scarsa accuratezza nella valutazione del peso. Molti adolescenti normopeso, per esempio, hanno l’errata percezione di sentirsi sovrappeso.

Una recente ricerca ha dimostrato che durante il periodo tra l’adolescenza e la prima età adulta, la dispercezione corporea è un fattore di rischio molto importante nello sviluppo dell’obesità. Secondo gli autori ci sono due meccanismi che possono spiegare questi risultati. Il primo è legato alla stigmatizzazione sociale, infatti, le persone che sono state etichettate come grasse nell’infanzia tendono a attuare comportamenti che aumentano le probabilità di diventare obesi. Il secondo meccanismo è invece legato all’auto-stigmatizzazione e alle ridotte abilità di auto-regolazione e di controllo sui propri comportamenti che queste persone presentano.

Crescendo questi ragazzi interiorizzano i pregiudizi legati al peso e diventano più ansiosi e depressi e questi stati emotivi rendono più difficile intraprendere uno stile di vita salutare. La volontà di controllare la propria alimentazione si esaspera, facilitando così l’attuazione di diete ferree per dimagrire che vengono regolarmente infrante. La conseguenza è che l’aumento  delle percezioni di poco controllo sull’alimentazione e delle emozioni negative come tristezza e ansia. Si instaura così  un circolo vizioso che è difficile bloccare. Inoltre queste persone pensandosi già grasse fanno più fatica a rendersi conto quando e di quanto ingrassino realmente.

Anche se i ricercatori sono stati in grado di determinare come le dispercezioni degli adolescenti sono associate ad un aumentato rischio di obesità, una maggiore conoscenza dei processi psicologici che contribuiscono all’obesità potrà migliorare gli sforzi di prevenzione per aiutare gli adolescenti a mantenere un peso sano durante la crescita verso l’età adulta.

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