La paura del buio

 La paura del buio può ritenersi fisiologica nel bambino, specie in alcuni momenti chiave della sua crescita che richiamano i temi della separazione e del distacco dai genitori. Per esempio, è frequente che compaia o che si inasprisca quando mamma e papà decidono che è il momento di spostarlo dalla loro camera nella sua cameretta. Si tratta di una fase transitoria che in genere si risolve spontaneamente senza lasciare strascichi.

Può capitare, tuttavia, che la paura permanga o che si presenti ex novo in età adulta in persone che, pur consapevoli dell’irragionevolezza dei loro timori, vivono con angoscia anche la sola idea di dormire a luci spente o di trovarsi in un luogo al buio. In presenza del buio o del solo pensiero, il cuore comincia a battere forte, la respirazione è affannosa, la mente è agitata da pensieri, immagini e sensazioni spiacevoli e c’è il tentativo di ritardare o di evitare tutte le situazioni in cui ci si può ritrovare al buio.

La paura del buio può ritenersi normale se è passeggera e se compare a seguito di un evento particolarmente stressante della vita, come un lutto, la perdita del lavoro, essere stati rapinati o aggrediti ma se persiste e si cronicizza diventa necessario l’intervento di uno psicoterapeuta che permetta di esplorarne i significati.

Paradossalmente la paura del buio è in realtà  la paura di fare luce. Questa fobia, infatti, parla del rapporto di chi ne soffre con il suo mondo interno, con il buio interiore, con il lato “oscuro” della personalità di un individuo. Nella superficie, si teme l’oscurità che potrebbe nascondere pericoli reali o immaginari, nel profondo si ha timore di incontrare e fare i conti con una parte inquietante di se stessi.

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