Pettegolezzi

Da cosa nasce l’esigenza di parlare degli altri?

Il pettegolezzo è un “chiacchierare” intorno alla vita privata altrui, una sorta di voyeurismo verbale incentrato su questioni intime riguardanti qualcuno che si conosce. L’intento è quasi sempre quello di esprimere giudizi o critiche. Chi “sparla” cerca di emergere e, malignando, implicitamente parla bene di sé e dell’interlocutore di quel momento, tentando di conquistarne la fiducia. Si forma così una aggregazione, uno “stare con”, nasce un contatto speciale. Nell’immaginario degli interlocutori, si crea un legame forte che potrebbe però rivelarsi privo di solide fondamenta qualora si basasse esclusivamente su questo scambio di confidenze private. L’impulso a parlare male può essere determinato anche da sentimenti come il rancore, l’invidia, l’aggressività soffocata. E’ più facile chiacchierare di una propria collega che è riuscita a realizzarsi nel lavoro invece di dedicare un po’ di tempo ad ascoltare
se stessi e a cercare di migliorare la propria situazione. A volte spettegolare rappresenta una confusione tra sé e la persona oggetto del pettegolezzo, in una sorta di proiezione di quegli aspetti del proprio modo di essere, non totalmente riconosciuti, che si preferisce tenere a distanza. Possiamo addossare all’altro ciò che invece appartiene a noi stessi.

Si tratta solo di una cosa negativa oppure la curiosità può essere vista anche più in un senso positivo?

Il pettegolezzo propriamente detto è una forma arcaica di psicoterapia collettiva, non è mai a fin di male e l’altro di cui si parla è un simbolo e non una persona. E’ un modo per superare la propria insicurezza e di solito sono proprio i timidi con ascendente estroverso a sbloccarsi parlando delle altre persone. E non dicono  cattiverie, ma ingigantiscono alcuni particolari. L’esempio classico è quello di un gruppo di amici che si ritrova dopo anni. Non riescono a raccontare la loro vita, il proprio vissuto, ma facilmente si mettono a raccontare di quel compagno che aveva certe caratteristiche, della ragazza che tutti corteggiavano piuttosto che dell’insegnante che dava il tormento. Il pettegolezzo diventa un modo per ritornare indietro nel tempo e superare il disagio di incontrarsi di nuovo.

Non c’è niente di male a trascorrere una serata sul divano con le amiche del cuore, passando ai “raggi x” gli ex e le rivali. Purché non ci sia desiderio di ferire o la strategia, la voglia di far sapere alla persona interessata l’odio che la circonda.
Considerato in questa ottica, lo spettegolare può divenire anche uno strumento di integrazione e interazione sociale, contribuendo alla formazione di legami. Una conversazione scaturita da un pettegolezzo, permette anche di valutare le reazioni e commenti degli altri, confrontandoli con i propri.

Quali consigli per essere meno pettegola?

Chi vive troppo di pettegolezzi congela i propri pensieri e li sostituisce con pregiudizi e
stereotipi. Tende a dare credito a qualsiasi cosa sembri confermare tali pregiudizi,
restandosene così al riparo dalle novità e dal cambiamento. Le conversazioni e i contenuti dei discorsi rimangono su un piano superficiale e la comunicazione resta arida, priva di affettività e di significato. E’ necessario cercare di comprendere le emozioni, i sentimenti che si nascondono dietro un pettegolezzo,mantenere un ascolto attivo con se stessi e domandarsi cosa significa realmente quel senso di eccitazione provata spettegolando.

L’impulso a “parlare male” è un istinto e può capitare che, durante una conversazione, non ci si renda conto del perché ci si stia dedicando così appassionatamente a quel pettegolezzo. Occorre fermarsi a riflettere prima di lasciarsi andare a confidenze speciali o pettegolezzi e interrogarsi sul perché si sta desiderando così fortemente la complicità di quell’interlocutore, scelto come contenitore di debolezze.

Ritrovandosi invece nel ruolo di colui che ascolta il pettegolezzo, conviene non dare troppo valore, sdrammatizzare e deviare il discorso su altri argomenti.

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